I Re Magi portatori di doni

Condivido con voi questo articolo di Edmondo Vittoria, che ci propone una sintesi delle leggende tratte dai testi canonici, dagli apocrifi, dagli apologisti.
Storia o leggenda, quella dei Re orientali, Magi, sacerdoti e sapienti, è rappresentativa di coloro che, nel neonato Cristo, riconoscono la nuova luce di speranza; I Magi seguendo  le loro antichissime profezie riconoscono e seguono la stella, la luce che li guiderà attraverso migliaia di chilometri a individuare il Salvatore, a Betlemme di Giudea, una realtà che vive da duemila anni e, come un fuoco divino, non può essere spenta.
Magi, temine di origine iranica che sta a indicare individui con funzioni sacerdotali.
Erodoto, Diogene Laerzio, Plutarco avanzano ipotesi in parte contrastanti sulla loro origine. Chi dice appartenessero a una casta sacerdotale dei Medi, anteriore alla riforma di Zoroastro; chi invece sostiene fossero discendenti delle prime comunità zoroastriane: comunque i più sono concordi nel situarli nell’ambito della cultura religiosa iraniana, intorno al 1000 a. C.
GiottoIl loro nome si connette alla radice mag, indicante dono, potere (da cui il latino magnus) ma con i secoli il termine degenera, fino a diventare dispregiativo: mago = ciarlatano. Così, nel nostro caso, si preferisce parlare di magi e non di maghi.
Nell’Antico Testamento, in più parti, si accenna a loro: per esempio, nel Libro di Geremia, 39:3 e 39:13; in quello di Daniele, 2:2; di Isaia, 60:3; nei Salmi, 70:9-11  e ancora, Salmi 68:30 ( “ A te i Re porteranno doni “.)
Secondo lo storico greco Erodoto ( 485-425 a. C. ), i Magi erano una delle sei tribù dei Medi. Furono molto potenti fino all’unificazione dell’Impero Persiano con quello dei Medi, nel 550 a. C., quando il loro potere fu ridimensionato da Ciro il Grande.
Erano uomini sapienti, esperti di astronomia e di astrologia (distinzione sorta solo dopo il XIV secolo), avevano una cultura matematica caldea. Erano molto abili anche nell’interpretazione dei sogni.

Attraverso i secoli, storia e legenda si legano indissolubilmente e ne nascono narrazioni fantasiose e spesso allegoriche, che peraltro nulla tolgono all’originale evento storico.
Ireneo di Lione ( 140-200 d. C. ) scriveva: “Per mezzo dei loro doni essi mostravano chi era colui che si doveva adorare. Essi gli offrivano la Mirra (pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa con cui si preparano unguenti religiosi e per la sepoltura), perché egli doveva morire per il genere umano; l’oro perché è il re il cui regno non avrà mai fine; l’incenso perché è Dio”.

La radice mag di Magi significa come si è detto “dono”, ma nella religione di Zoroastro – che i Magi professavano – indica anche il potere che nasce dalla separazione dello spirituale dal corporeo ”portandolo in diretto contatto con le energie divine; sicché il Mago è colui che partecipa del “Mag”, acquisendo un potere per mezzo del quale può ottenere una illuminazione, una conoscenza fuori dell’ordinario” (Cattabiani); insomma una visione che travalica i limiti corporali e sensibili.

Nelle Catacombe di Priscilla in Roma vi è un affresco della prima metà del II secolo d. C., dipinto sull’arco della cappella greca, che ritrae i tre  Re Magi in adorazione del Bambino. I  Re Magi, in S. Vitale (547 d. C. ) a Ravenna, in un mosaico sono rappresentati col costume tipico dei sacerdoti di Mithra, in epoca romana: pantaloni aderenti, mantello e berretto frigio. E così in S. Apollinare in Classe, sempre a Ravenna.

Nell’anno 614 d.C., i Persiani occuparono la Palestina e distrussero quasi tutte le chiese cristiane, meno la Basilica della Natività di Betlemme – fatta erigere da S. Elena –  perché, così si racconta, sulla facciata vi era un mosaico che raffigurava i Magi col tradizionale abito persiano. (Giovanni di Hildesheim, XIV secolo ).
Cominciano ad essere raffigurati come re solo dall’ XI secolo.
Gaspare, dall’armeno Gathaspar –“ forza-splendore del fuoco “ -, all’inizio è un giovane imberbe col vasetto dell’incenso in mano. Nel Medio Evo diventa un negro, secondo una tradizione che vuole i  Re Magi rappresentanti dei tre continenti allora conosciuti: Europa, Asia e Africa. In un suo quadro Rubens raffigura Gaspare con le fattezze di un negro.

Melchiorre, in ebraico “il mio re è luce”, è il vecchio con la barba bianca che offre l’oro.
Baldassarre, dall’assiro-babilonese “ Bel-shar-uzur “, “ Dio protegge il re “, è un uomo maturo che reca la mirra.

Nel “Protovangelo di Giacomo”, questo apocrifo, del IV secolo d. C.,  la nascita di Gesù è così descritta:

“ Si fermarono (Giuseppe e la levatrice) nel luogo dove era la grotta ed ecco una nuvola luminosa adombrava la grotta… E subito la nuvola si dissipò dalla grotta e apparve una grande luce nella grotta, tanto che i nostri occhi non la potevano sopportare. Ma a poco a poco quella luce si attenuò finché non apparve il bambino e andò a prendere la poppa da sua madre Maria”.

In tutte le religioni orientali e anche nel paganesimo greco-romano, le teofanie avvengono sempre per mezzo di nubi splendenti e di luminosità abbaglianti.
In questo stesso Protovangelo di Giacomo viene detto ”… poiché arrivarono dei Magi”: ancora non si sa che essi sono re e sono tre; queste notizie compariranno come si è detto nel “Vangelo Armeno dell’Infanzia”, del V secolo.

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