Escursione in Istria


Siccome la piccola Hum, una delle prime tape della gita, si visita in poco tempo, abbiamo proseguito la nostra escursione in Istria, prendendo la strada che porta  Pisino (Pazin in croato), carinissima località dell’Istria centrale, perlopiù costruita sull’orlo dell’omonima foiba.
L’orrido di Pisino (Pazin in croato)

Pisino, è immersa nelle colline del carso istriano, ed è solcata dal torrente Foiba (Pazinčica) che, dopo un corso di circa 17 km si inabissa in una foiba dando luogo alle omonime grotte profonde qualche centinaio di metri, oggi importante meta turistica.
Eccovi altre informazioni storiche reperite su Wikipedia: Pisino fu menzionata per la prima volta come Castrum Pisinum nel 983 d.C. in un documento riguardante la donazione dell’imperatore Ottone II al vescovo di Parenzo.
Nel XII secolo il comune fu di proprietà del conte Meinhard di Schönberg (in croato Šumberk) e, in seguito, cadde nelle mani di Engelbert III, conte di Gorizia nel 1186. Nel 1374 Alberto III di Gorizia rivendicò i suoi possedimenti alla Casa degli Asburgo.
Tra il 1420 e il 1536 Pisino appartenne alla Repubblica di Venezia. Dopo la Lega di Cambrai, il paese venne ceduto agli Asburgo, i quali lo vendettero ai modenesi Montecuccoli: risale proprio a questo periodo il castello omonimo intorno al quale si sviluppò la cittadina. La fortezza, ristrutturata nel XIX secolo, è stata allestita a museo al termine della Prima guerra mondiale.
Il duomo di San Nicola è una chiesa romanica eretta nel 1266 appartenente alla diocesi di Parenzo con lo status di prepositura. All’interno la chiesa presenta una struttura a tre navate (una centrale e due laterali) ed è conservato l’antico presbiterio separato dall’aula da un grande arco gotico interamente affrescato.
Il castello di Montecuccoli, ottimamente conservato, risale al cinquecento e si affaccia sull’orrido della foiba.”

“Chi si appoggia al parapetto di quello spiazzo, vede un precipizio ampio e profondo, le cui impervie pareti, tappezzate di fogliame intricato, scendono a picco. Nessuna sporgenza in quella muraglia. Non un gradino per salire o per discendere. Non una cengia per sostare. Nessun punto d’appoggio. Soltanto scanalature, qua e là, lisce, logorate, poco profonde che fendono le rocce. In una parola, un abisso che attira, che affascina e che non restituirebbe nulla di quanto vi si facesse piombare.(…) Quell’abisso è detto nel paese Foiba, e serve da serbatoio al soverchio delle acque del torrente. Questo torrente non ha altro sfogo se non una caverna, che si è formata a poco a poco fra le rocce, e nella quale esso precipita con furia indescrivibile. Dove va il corso d’acqua che passa sotto la città? Chi può dirlo? Ove ricompare? Anche questo è un mistero. Di quella caverna, o piuttosto di quel canale che solca lo schisto e l’argilla, non si conosce né la lunghezza, né l’altezza, né la direzione. Forse le acque urtano in tumulto contro innumerevoli spigoli contro la foresta di piloni, che sostengono la fortezza e la città intera. Arditi esploratori, quando il livello delle acque, né troppo alto né troppo basso, consentì loro d’avventuratisi con una leggera imbarcazione, tentarono di discendere il torrente attraversando quella tetra apertura, ma le vòlte ad un certo punto si abbassano e costituiscono un ostacolo insuperabile. Ecco perché non si sa nulla di quel corso d’acqua sotterraneo. Forse s’inabissa in qualche “perdita” sotto il livello dell’Adriatico”.
(Giulio Verne, “Mathias Sandorf“, 1885)

“Foiba (in croato Fojba) è il nome del celebre abisso che si apre ai piedi del Castello di Montecuccoli, nel quale si immette l’omonimo torrente (in croato Pazincica).
Il sistema di grotte del torrente Foiba costituiscono il migliore esempio di evoluzione dell’idrografia e della geomorfologia carsiche unico nell’Istria e nel Carso Dinarico: tra pareti di roccia verticali ed una fitta macchia boscosa, precipita per circa 130 metri il torrente Foiba, che s’inabissa in una cavità semicircolare (Il Vestibolo dantesco) dopo aver solcato dalla sorgente uno stretto canyon lungo 17 km. L’interno della grotta, è punteggiato da numerosi sifoni, gallerie, avvallamenti imbutiformi e stagni sotterranei e laghi di notevole profondità: il Lago di Martel, il primo tra questi, si trova a circa cento metri dal Vestibolo, in una sala di 1600 m2. Proseguendo ancora è si trova il secondo bacino, il Lago di Mitar, con uno specchio d’acqua più modesto del primo: il terzo lago sotterraneo segna la fine della grotta carsica esplorabile, lunga circa 500 metri. Dal momento che non è stato possibile proseguire oltre il terzo bacino, non si sa con certezza di quale fiume il Foiba sia tributario: l’ipotesi più accreditata è che confluisca nella Val d’Arsa.
Prima delle ricerche dello speleologo francese Edouard-Alfred Martel e dello studioso ceco Wilhelm Putick tra il 1893 e il 1896, la grotta era nota in ambito letterario: il celebre scrittore francese Giulio Verne ambientò nell’abisso la rocambolesca fuga di Mathias Sandorf, protagonista dell’omonimo romanzo. Sandorf e i suoi compagni percorrono i cunicoli della grotta dal Vestibolo dantesco al Canale di Leme. Per questo motivo la Società Jules Verne in Croazia organizza ogni anno, nel mesi di giugno, il festival di Jules Verne attorno al Castello di Montecuccoli con fedeli ricostruzioni del romanzo.
Si dice inoltre che la Foiba fornì a Verne l’ispirazione per il romanzo “Viaggio al centro della terra“. Il sito, di interesse speleologico, è oggi sede dell’omonimo parco naturale protetto, aperto nel 1964, che comprende l’area boscosa circostante, ora accessibile attraverso il sentiero di San Simone, lungo 10 km: nelle stagioni piovose la zona è soggetta a inondazioni, che danno origine ad un lago periodico sul letto del torrente”.  Fonte Wikipedia.
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