La VENEZIA di Canaletto

 
… E I SUOI SPLENDORI A CA DEI CARRARESI (Treviso)
Tutti conoscono “il Canaletto”… quindi non mi soffermo a descrivere la
maestosità delle sue opere, ma la meraviglia provata durante la visita,
sapientemente guidata dall’audioguida tascabile. La mostra, molto ben strutturata, espone un centinaio di quadri del
Canaletto oltre che di altri vedutisti quali Michele Marieschi,
Bernardo Bellotto, Francesco Guardi, Luca Carlevarjs. (qui sotto)

Le
due ore e mezza dedicate alla visita, sono volate in un baleno.
All’uscita una carrellata d’informazioni ottenute con il supporto di
audio diapositive, di cui ebbi il piacere di assistere comodamente
seduta. Tutte le mie curiosità furono soddisfatte da quei audiovisivi,
durante la visita mi soffermai e mi chiesi varie volte come gli artisti
riuscissero a dipingere quelle gigantesche vedute: con l’aiuto della
camera oscura, un pantografo e di un valido staff!

Ecco un esempio di veduta ottenuta accostando quattro fogli disegnati con l’aiuto di una camera oscura, o camera ottica (un dispositivo ottico la cui invenzione è alla base di tutta la tecnica fotografica).
“La camera oscura leonardiana
venne usata come strumento per la pittura, grazie alla quale si
potevano copiare paesaggi fedelmente proiettati (anche se capovolti) su
di un foglio appositamente appeso Da allora le camere oscure furono
largamente utilizzate dai pittori nell’impostazione di quadri con
problemi prospettici: alcuni quadri del Canaletto pare siano stati
dipinti col suo ausilio.

Già il filosofo Aristotele osservò che la luce, passando attraverso un
piccolo foro, proiettava un’immagine circolare. Lo studioso
arabo Alhazen Ibn Al-Haitham giunse (prima del 1039!) alle
stesse conclusioni, definendo la scatola nella quale le immagini
si riproducevano con il termine camera obscura. Nel 1515
Leonardo da Vinci utilizzò la camera oscura per dimostrare che
le immagini hanno natura puntiforme, si propagano in modo
rettilineo e vengono invertite nell’ingresso della camera oscura
dal foro stenopeico (camera oscura leonardiana).
Nel 1553 Giovanni Battista Della Porta nell’opera “Magiae
naturalis Libri Quatuor” consigliò l’uso della camera oscura con
foro stenopeico nel disegno e nella pittura”. (da Wikipedia)

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