The Best of Parsons a Trieste

Nel gennaio 2002, ebbi l’occasione di vedere David Parsons, l’ icona della Post Modern Dance statunitense, danzare al Rossetti di Trieste , una delle proprie coreografie. Fu davvero un evento memorabile per i tanti appassionati che come me, lo seguivano estasiati.


Ieri sera, rimasi un po delusa, nulla a che fare con le performance dei
ballerini, interpreti capaci d’imprimere leggerezza al loro fisico
acrobatico. Forse mi aspettavo di più della sceneggiatura, a mio avviso
un po scarna. La semplicità degli abiti indossati dagli artisti, non
rendevano i pezzi eseguiti degni della portata del nome della
compagnia.
Il New York Times ha così descritto gli interpreti:
“I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”.

Si, sono d’accordo che sia “una danza solare che diverte, seduce,
trasmette emozioni e tocca il cuore dei più fini intenditori come pure
degli spettatori meno esperti”. Ma dalla Parsons Dance Company mi
aspettavo qualcosa in più.
A prescindere dalla mia, tutto sommato
piccola delusione, è valsa la pena affrontare il vento che soffiava forte
ieri sera… non potevo perdermi il favoloso Caught che
Parsons creò per sé stesso nel 1982 e che grazie all’uso delle “luci
stroboscopiche”, cattura il ballerino al culmine di salti ed evoluzioni, facendolo sembrare continuamente sospeso in aria. Questa volta il pezzo fu eseguito da una meravigliosa interprete femminile.

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