L’undici…

La
solitudine dei numeri primi

Paolo Giordano ha solo 28 anni, chi non l’ha ancora letto sicuramente
prima o poi lo farà. Questa sua opera prima è troppo interessante,
anche se angosciante, dista anni luce dai romanzi scritti per
i giovani, che ultimamente vanno per la maggiore. Diverso come
scrittura, anche per la scelta degli imperfetti protagonisti, ma
forse proprio per questo molto più attraenti dal punto di vista
narrativo. Nessuno li potrebbero paragonare agli avvenenti giovani
che popolano le pagine di Moccia e affollano i soap opera.
I
primi capitoli descrivono con molta tensione emotiva le disavventure
infantili dei due protagonisti. Per essere sincera, all’inizio ho
dovuto faticare un bel po per capire di qual personaggio l’episodio
trattasse. Poi ho focalizzato i fatti seguendo con sempre
maggior interesse tutta la complessa e dolorosa vicenda.
Ogni
volta che chiudevo il libro sentivo brividi d’angoscia serpeggiare
per tutto il corpo e tanti dubbi a martellarmi il cervello. Una
lettura che sicuramente crea dei problemi… buon Dio quanto è
complicato e difficile il ruolo di figlio, ma molto di più quello
dell’educatore!
Concludendo…
Due
giovani vite, le cui infanzie sono state danneggiate in maniera quasi
irreversibile dalla violenza involontaria, ma irresistibile, dei
condizionamenti derivanti dai tentativi di una educazione “perfetta”.

Per
augurarvi buon fine settimana vi lascio questa frase attribuita a
Paulo Coelho:
“Aggiusta
tutto ciò che puoi, ma, per i tuoi errori non torturarti ."

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