La storia dell’orso

Una domenica di sole, passata in compagnia dei amici della Banca del Tempo. Questa volta siamo andati nel Cividalese, più precisamente nelle Valli del Natisone. Dovevamo incontrarci davanti al municipio di San Pietro al Natisone. Purtroppo i componenti di una macchina hanno sbagliato il nome del santo, quindi si sono fermati davanti al municipio di San Giovanni al Natisone, questo fatto ha ritardato di quasi un ora la nostra escursione.
Il Natisone è un fiume singolare, nasce in Friuli Venezia Giulia, percorre un tortuoso tratto del territorio sloveno, per poi ritornare in Italia.

La nostra comitiva, dopo aver attraversato il fiume passando sul ponte di legno, si è immersa nel verde del bosco di salici. Poi proseguendo sul sentiero ricoperto dalle foglie autunnali, siamo giunti al villaggio abbandonato di Predrobac, ripercorrendo anche un tratto dell’antica via dei carbonai fino all’antica dogana. La pubblicità diceva che: “Potrete scoprire alberi maestosi, fiori e piante coloratissime e profumate, affascinanti creature del regno animale, come l’allocco degli urali, e sopratutto “sua maestà” l’orso bruno. Un tempo cacciato dall’uomo, da qualche anno si è riappropriato di queste montagne”… in verità di orsi ci sono solo tre esemplari, e non sono così scemi da farsi vedere!

Per terminare la domenica in bellezza, al pomeriggio, in auto s’intende, ci siamo inerpicati su per una tortuosa strada asfaltata. Dopo varie peripezie, abbiamo anche sbagliato strada, siamo giunti a Tribil di Sopra, grazioso paesino in cui si svolgeva la festa delle castagne e del ribolla (un tipo di vino novello). Dopo aver girato per le bancarelle che esponevano i manufatti eseguiti dalle persone del luogo, ci siamo fermati, guarda caso, a mangiare e bere. Come ogni escursionista che si ritenga degno di quel nome.

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